NODE

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2018 - 14 settembre + 14/15/16/17 novembre

RYOJI IKEDA - supercodex [live set]

h 21 - Teatro Storchi

Dopo il silenzio dovuto al mancato svolgimento dell’ottava edizione del festival, NODE ritrova il suo pubblico rinnovando la collaborazione con VIE Scena Contemporanea, un sodalizio che negli ultimi tre anni ha indagato i punti di incontro tra le arti performative portando a Modena artisti come Demdike Stare, Kreng, Ryoichi Kurokawa, Bellows, Murcof e Simon Geilfus.
Ospite d’eccezione è il maestro dell’arte digitale Ryoji Ikeda che torna a Modena per presentare il suo ultimo, acclamato progetto audiovisivo ‘Supercodex’ a cinque anni di distanza dalla sua apparizione a NODE nel 2010. A completare il programma la performance ‘Ljós’, creazione del collettivo fuse*, eccellenza italiana dal respiro internazionale che opera nella zona di confine tra arte, danza e tecnologia.

Apertura ore 21:00 - inizio live ore 21:30
Posto unico a sedere 5€

L'evento è reso possibile grazie al finanziamento della Regione Emilia Romagna ed il sostegno di Emilia Romagna Teatro e del Comune di Modena.
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RYOJI IKEDA
Otto album in quasi vent’anni, un numero decisamente maggiore di installazioni e performance dove la sua arte videosonora si è trasformata in esperienza sensibile, un’innegabile lungimiranza nell’interpretare il rapporto fra arte e tecnologia hanno fatto di Ryoji Ikeda una delle figure più rappresentativa della scena musicale ed artistica contemporanea. Filosofia zen espressa attraverso il linguaggio delle macchine capace di superare il passare delle decadi e rimanere attuale anche grazie al costante interesse dimostrato dalle più importanti istituzioni artistiche del mondo come Tate Modern, Centre Pompidou, Hamburger Bahnhof, Ars Electronica e MoMA.
Il progetto ‘Supercodex' completa la trilogia inaugurata nel 2005 con ‘Dataplex’ e proseguita tre anni più tardi con ‘Test Pattern’, presentato dal vivo in Italia nel 2010 proprio a NODE: tre lavori in cui Ikeda ha confezionato i risultati di una complessa ricerca sul rapporto dualistico fra il suono digitale e la sua traduzione in forma di dati informatici. L’obiettivo prefisso dall’artista con questa trilogia – nato sui risultati di quel percorso di pulizia, riduzione ai minimi termini e scomposizione esteriorizzato nei capolavori ‘+/-‘ e ‘Matrix’ – è proprio l’elaborazione di una matematica del suono, di un principio di calcolo in grado di trasformare gli algoritmi in mezzi espressivi autentici, e al tempo stesso di elaborare rappresentazioni visive e sonore delle informazioni in essi contenute. Una dinamica concettuale espressa da sempre per mezzo, oltre che del suono, della componente visiva e performativa, sul quale il giapponese si è concentrato negli ultimi anni, commutando le sue performance in vere e proprie installazioni multimediali – su tutte quella presso la Times Square di New York, ed il progetto ‘Supersymmetry’, frutto della residenza al CERN nel 2014.
L'arte digitale che parla di se stessa porta a riflessioni che vanno ben al di là dell'autoreferenzialità che di primo impatto può stimolare a chi si avvicina all'opera di Ikeda. Il rapporto tra uomo e macchina è portato all'estremo attraverso una metodologia quasi microscopica dove l'attenzione per ogni minimo dettaglio porta a creazioni audiovisive capaci di un coinvolgimento inaspettato. Ed è proprio nella dimensione live, con le imprevedibili e avvenieristiche geometrie in altissima definizione in bianco e nero a fondersi con le austere e magnetiche sequenze di pattern sonori, che le sue ricerche si concretizzano al massimo. Ikeda riesce così a finalizzare, a livello sia estetico che strettamente sensoriale, quell’unione contingente tra dimensione visiva e uditiva capace di rivelare l’esistenza di un cuore pulsante fra calcoli e codici, ma anche l’essenza aritmetica e computazionale del suono.


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fuse* è uno studio italiano di artisti mediali fondato nel 2007 con lo scopo di esplorare le potenzialità espressive date dall’uso creativo del codice e delle tecnologie digitali. ll progetto ‘Ljós' (‘luce’ in islandese) è stato concepito proprio in continuità con il percorso intrapreso da fuse* nel campo delle arti digitali e performative ricercando la connessione profonda tra luce, spazio, suono e movimento attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie. In questo scenario la danzatrice Elena Annovi rappresenta il fulcro centrale della performance, il tramite attraverso cui lo spettatore accede uno spazio surreale ed onirico fatto di suoni ed immagini che reagiscono ed interagiscono in tempo reale con essa. Il corpo, sospeso nella vastità del cosmo, esplora la propria fisicità e scopre la potenza del gesto per tornare in relazione con la rete neurale da cui il gesto stesso ha origine grazie al pensiero, Ljós, la luce interiore.